Un ricordo della partigiana Tea Palman e un’analisi sulle fusioni di Comuni montani

Una conversazione con Tomas Carini sulle fusioni dei Comuni e un ricordo della partigiana e deportata bellunese Tea Palman, scomparsa lo scorso 21 febbraio: questa la scaletta di “Voci dalle Dolomiti” andata in onda in Fm ieri, 8 marzo, a Radio Cooperativa.
Lo studioso piemontese Tomas Carini è autore del volume «Democrazia a km 0» (edizioni Arianna), che propone la visione dell’associazione Identità Comune, di cui l’autore è segretario. Fra le proposte, le fusioni estese dei Comuni, specie nei territori montani e marginali, sia per creare un contrappeso reale nei rapporti di forza tra i livelli istituzionali (quindi in particolare verso Stato e Regioni o meglio Provincia autonoma, nel caso trentino) sia per ottimizzare le risorse e assicurare servizi ai cittadini.

L’autore vive fra l’altro in prima persona una battaglia politica per la fusione di municipi nell’area di Chivasso, luogo passato alla storia per la Dichiarazione dei Rappresentanti delle Popolazioni Alpine o appunto Dichiarazione di Chivasso, firmata il 19 dicembre 1943 da esponenti della Resistenza delle valli alpine che sancirono nel documento, oltre ai principi democratici, quelli dell’autonomia istituzionale delle vallate alpine: «Nel quadro generale del prossimo Stato italiano, che, economicamente ed amministrativamente auspichiamo sia organizzato con criteri federalistici e che politicamente vogliamo basato sui principi democratici, alle Vallate Alpine dovrà essere riconosciuto il diritto di costituirsi in Comunità politico–amministrative autonome sul tipo cantonale. Come tali, ad esse avranno comunque assicurato, quale che sia la loro entità numerica, almeno un posto nelle Assemblee legislative regionali e nazionali», si legge fra l’altro nel testo di oltre settant’anni fa.

E di Resistenza nel Bellunese, territorio che con Trento e Bolznao fu annesso sostanzialmente al Terzo Reich dopo l’8 settembre 1943, si parla nella conversazione con la partigiana Tea Palman, che ci ha lasciati il mese scorso, all’età di 93 anni.

Nell’intervista, che fa parte dei materiali da me raccolti per il film “Era la scelta”, che sarà pronto fra pochi mesi, Tea Palman ricorda l’attività partigiana nell’osteria di famiglia, a Trichiana, la figura del fratello Aldo (partigiano poi ucciso in combattimento), il giorno in cui si rpesentarono al bar i nazisti e i repubblichini (i fascisti facevano incursioni accanto agli occupanti, specie nella parte meridionale del Bellunese, a ridosso del confine della nuova repubblica mussoliniana).

Tea fu arrestata, interrogata dal famigerato tenente della gendarmeria di Belluno Georg Karl (criminale di guerra svanito nel nulla già nel 1945) e infine deportata al lager di Bolzano. Nel capoluogo sudtirolese fu interrogata e seviziata, nelle celle del quinto corpo d’armata, perché i nazisti erano convinti che lei fosse a conoscenza di organigrammi e covi della Resistenza. Malgrado le torture, Tea diede solo risposte ingannevoli e del tutto inservibili ai nazisti. La ragazza torno nel braccio del lager in condizioni pietose e qui fu aiutata sia da altri deportati bellunesi (il 10% dei detenuti venivano dalla nostra provincia, quasi tutti “politici”) sia da prigionieri americani che le passavano vettovaglie di cui disponevano. A evitarle il peggio fu probabilmente l’intervento deciso del giovane vescovo di Belluno, mons, Girolamo Bortignon, che anche in altre occasioni aveva preso le difese della popolazione rivolgendosi direttamente ai comandi nazisti (che erano composti da gerarchi tirolesi).

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