Autore: bellunopop

Storia della Resistenza (e oltre): il ruolo prezioso dell’Isbrec a BellunoStoria della Resistenza (e oltre): il ruolo prezioso dell’Isbrec a Belluno



Ecco il podcast di Voci dalle Dolomiti andata in onda martedì 7 aprile 2020 a Radio Cooperativa. Il programma è stato un viaggio alla scoperta dell’Isbrec, l’Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’età contemporanea, che fin dalla metà degli anni Sessanta produce cultura di alto livello.

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Democrazia a rischio: una riflessione ricordando FabioDemocrazia a rischio: una riflessione ricordando Fabio



Una nuovo ricordo dell’amico Fabio Galluccio, che ci ha lasciati il mese scorso, nella puntata di Voci dalle Dolomiti andata in onda a Radio Cooperativa il 31 marzo scorso e ora disponibile qui in podcast.

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“Il monito della ninfea”: libro su Vaia, la montagna, il limite“Il monito della ninfea”: libro su Vaia, la montagna, il limite



“Il monito della ninfea” è un libro di Diego Cason e Michele Nardelli, frutto di un anno di incontri ai vari angoli delle Dolomiti, dopo il disastro della tempesta Vaia (autunno 2018). Il sottotiolo è eloquente: “Vaia, la montagna, il limite”.
L’evento atmosferico catastrofico, i cimiteri di alberi sulle montagne, le settimane di emergenza per molte comunità dolomitiche, i blackout, le infrastrutture disastrate. Un monito sui rischi del nostro allontanarci dalla natura. Una seprazione di cui sono epicentro e simbolo le grandi aree metropolitane di pianura che impongono il loro modello energivoro e minacciano anche le zone marginali, in questo caso le Alpi, viste come un serbatoio di risorse naturali, un parco divertimenti “selvaggio”, un alibi naturalistico per compensare nella rappresentazione pubblica la devastazione cementificatrice delle grandi pianure iper-urbanizzate (in Veneto la gran parte del territorio sotto tutela ambientale si trova in provincia di Belluno, nel resto della regione nei decenni c’è stata una corsa al consumo di suolo). Ne abbiamo parlato con uno dei due autori, il sociologo bellunese Diego Cason, nella puntata di Voci dalle Dolomiti andata in onda martedì 4 febbraio 2020 in Fm streaming a Radio Cooperativa. Ecco la versione podcast.

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La sfida dell’agricoltura in montagna: il convegno CiaLa sfida dell’agricoltura in montagna: il convegno Cia



Ecco il podcast di Voci dalle Dolomiti trasmessa in Fm e streaming a Radio Cooperativa il 7 e il 14 gennaio 2020. Grazie alla collaborazione della Confederazione italiana agricoltori (Cia) del Trentino abbiamo potuto proporre una selezione degli interventi svoltisi al convegno “Reddito, cooperazione, ambiente. Quali prospettive per gli agricoltori di montagna?”, che la nota associazione di categoria ha organizzato il 2 dicembre 2019 a Mezzocorona (Trento).
Sono intervenuti (l’eventuale A fra parentesi indica la presenza in questo podcast) : Paolo Calovi, presidente Cia-Agricoltori italiani del Trentino (A); Giulia Zanotelli, assessore all’agricoltura della Provincia autonoma di Trento; Giovanni Bort, presidente della Camera di commercio (A); Andrea Segrè, presidente della fondazione Edmund Mach (A); Claudio Mazzini, responsabile commerciale settore freschissimi di Coop Italia (A); Giuliano Poletti, già ministro del lavoro e ex presidente dell’Alleanza cooperative italiane; Marina Mattarei, presidente della Federazione trentina della cooperazione.
Altri interventi e il dibattito saranno trasmessi nel programma Voci dalle Dolomiti del 21 gennaio.

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Montagna, ecologia e miopia politica (ovvero dell’ingannevole polemica sui “vincoli ambientali”)Montagna, ecologia e miopia politica (ovvero dell’ingannevole polemica sui “vincoli ambientali”)



Riceviamo e voplntieri pubblichiamo questo comunicato stampa delle associazioni Mountain Wilderness Italia, Cipra Italia, Federazione nazionale Pro Natura, LIPU Italia, Italia Nostra sez. di Belluno, WWF O.A. Terre del Piave, Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, Libera Cadore presidio “Barbara Rizzo”, Ccomitato Peraltrestrade Dolomiti, Gruppo promotore Parco del Cadore.
Da tempo alcuni sindaci ed esponenti politici regionali usano strumentalmente lospopolamento della montagna additandone le cause ai vincoli apposti dalle associazioniambientaliste fin dal 1961. Il Comelico da allora avrebbe perso 2200 abitanti. L’ambientalismo quindi sarebbe la causa dell’impoverimento della montagna.

Sarà bene ricordare a questi sindaci che i vincoli derivano invece dall’art. 9 dellaCostituzione italiana che richiama a una severa tutela del paesaggio.

Essi sono erimangono una garanzia rivolta a tutti i cittadini e alle generazioni future nella difesa dispecifiche qualità paesaggistiche e dei valori universali (non locali) della biodiversità. La sensibilità diffusa per le questioni ambientali si è sviluppata in tempi molto più recenti e,specialmente in Italia, ha trovato poco ascolto nel mondo della politica e degli organismilegislativi. Forse sarebbe il caso di documentarsi prima di esprimersi.

Le prime associazioni per l’ambiente sono nate in Italia a metà degli anni ‘50, con Italia Nostra, ed è poco probabileche in pochi anni siano riuscite a modificare la legislazione.
Recentemente, a Camaldoli (Arezzo), l’ambientalismo italiano ha proposto un Manifesto a favore dello sviluppo e del recupero demografico, ambientale, paesaggistico e sociale dell’intera montagna.
Nessuno dei politici che si stanno scatenando contro i vincoli era presente
a questo convegno di valenza nazionale.
Lo spopolamento della montagna bellunese attinge a ragioni e scelte politiche ben precise:

– assenza in Regione di un progetto a favore delle terre alte;
– erosione continua di servizi essenziali alle popolazioni di montagna: accessibilità, mobilità sostenibile, salute, formazione scolastica, assistenza agli anziani,formazione e costruzione di nuove opportunità lavorative, mortificazionedell’innovazione;
– svendita dei valori e dei beni comuni delle montagne a favore delle necessità dellegrandi aree metropolitane (acque, foreste, natura, cultura, identità, paesaggi, agricoltura autoctona);
– investimento nelle seconde case invece di favorire il turismo alberghiero o degli affittacamere.

Errori strategici, ai quali non si vuole nemmeno oggi porre rimedio.
Ecco quindi, come ricaduta, che una componente della politica regionale e locale siscatena alla ricerca di un colpevole: l’ambientalismo, che purtroppo mai si è trovato a governare né il Bellunese né altre parti della montagna italiana, dove erano altri a dettar legge.

Si tratta di un mondo politico che trova molti consensi elettorali, maincapace di affrontare i veri temi della montagna: sviluppo, qualità, sicurezza,risposte immediate ai giovani, politiche complessive sul lavoro e, in modoparticolare, una attenzione seria ai cambiamenti climatici in atto.

L’ambientalismo, non solo in Cadore, ma qui più che altrove, le proposte le ha avanzate: sul Comelico, sulla mobilità provinciale, sui grandi eventi e come sostenerli, sulla gestione delle acque e dei beni comuni, sui temi della sicurezza.

A proposito di quest’ultimo tema,molti vincoli presenti sono stati dettati proprio dalla necessità di impedire speculazioni inaree a rischio idrogeologico.
Laddove necessario, gli ambientalisti hanno dato il lorocontributo di idee e il loro sostegno per costruire opere di sicurezza e, grazie all’istituto della deroga, sono state realizzate opere importanti che hanno difeso viabilità pubblica e abitati.
I politici che stanno investendo in campagne che alimentano rancore e livore, si impegninopiuttosto ad aprire confronti seri e costruttivi con quanti giorno per giorno lavorano per il bene comune.

Nell’ambientalismo troveranno sempre disponibilità al dialogo e a sostenere proposte valide che abbiano come obiettivo l’interesse generale. Dimostrino di avere coraggio e di investire, a favore della montagna, in intelligenza e non più in speculazioni, per le quali è stato utilizzato comunque e sempre denaro pubblico.

Dalla rivista Panorama del Deutscher Alpenverein una vignetta dal titolo “CUI BONO..?” che ben rappresenta il prevedibile destino di una montagna senza vincoli:

È questo il futuro che vogliamo?

Le Associazioni
Mountain Wilderness ItaliaCIPRA Italia
Federazione nazionale Pro Natura
LIPU
ItaliaItalia Nostra sez. di Belluno
WWF O. A. Terre del Piave
Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”
LIBERA Cadore presidio “Barbara Rizzo”
Comitato Peraltrestrade Dolomiti
Gruppo Promotore Parco del Cadore
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La terra ci è data in prestito dai nostri figliLa terra ci è data in prestito dai nostri figli

Alex Langer


La figura di Alex Langer e più in generale la questione ecologica sono di nuovo al centro di una puntata di Voci dalel Dolomiti. Ecco il podcast del programma trasmesso in Fm a Radio Cooperativa lo scorso 15 ottobre 2019.
Grazie all’archivio di Radio Radicale proponiamo parte della registrazione di uno storico convegno ambientalista: “La terra ci e’ stata data in prestito dai nostri figli”, che si svolse a Pescara sabato 20 settembre 1986.
Lo facciamo sia per ricordare Alexander Langer, del quale in questo nuovo anno 2020 ricorreranno i 25 anni della scomparsa (avvenuta a Firenze il 3 luglio 1995), sia per sottolineare che esiste un filo verde tra le vicende anche ormai assai remote del movimento ecologista e quanto si muove oggi, specie fra i giovani, per contrastare i processi di degradazioni che a causa del’inquinamento generano malattia, morte e modificazioni climatiche.
Nei prossimi mesi Voci dalle Dolomiti proporrà altri momenti di riflessione su questo tema, anche attraverso contributi audio sui pensieri profondi di Alex Langer, troppo spesso ignorati o dimenticati.

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Voci dalle Dolomiti, ecco i nuovi podcast: tra diseguaglianze sociali e resistenza nonviolentaVoci dalle Dolomiti, ecco i nuovi podcast: tra diseguaglianze sociali e resistenza nonviolenta



Oggi nuovo appuntamento con Voci dalle Dolomiti a Radio Cooperativa (come ogni martedì, alle 17.30): il programma è(qui soto il podcast di questa e altre trasmissioni recenti) dedicato al dibattito svoltosi nell’ambito della Conferenza nazionale di Csvnet sul tema “Le disuguaglianze, e come combatterle”, con Sabina Siniscalchi, presidente di Oxfam Italia, e il professor Massimo Baldini, docente di scienza delle finanze all’Università di Modena e Reggio Emilia. Il confronto è stato presentato dalla giornalista Miriam Giovanzana, direttrice della casa editrice Terre di mezzo e già tra i fondatori della rivista Altreconomia.

Ed ecco i podcast delle trasmissioni andate in onda nelle settimane scorse in Fm a Radio Cooperativa

“Le disuguaglianze, e come combatterle” , il podcast di Voci dalel Dolomiti trasmesso a Radio Cooperativa l’8 ottobre 2019.

Innovazione e diseguaglianza sociale: il tema del programma del 18 giugno scorso, che ha proposto una registrazione dal Festival dell’economia

La trasmissione del 24 settembre, prima parte del convegno “Resistenza, nonviolenza, disobbedienza civile (1943-2019, dall’esperienza di allora alle azioni di oggi)”

La trasmissione del 1° ottobre 2019, seconda parte del convegno “Resistenza, nonviolenza, disobbedienza civile (1943-2019, dall’esperienza di allora alle azioni di oggi)”

Intervista con il professor Alberto Castelli sulla figura dell’intellettuale e politico, socialista libertario, russo-italo-francese, Andrea Caffi, la cui famiglia aveva origini bellunesi. Nella seconda parte, intervista con lo scrittore Paolo Cognetti sui temi della montagna e dei suoi libri. Materiali tratti dal’archivio online di Radio Radicale, che ringraziamo.

Ciclabilità in provincia di Belluno: le piste, gli altri percorsi, le connessioni, i circuiti e i progetti. Il punto nella primavera 2019 in un’intervista con Fausto Toccane, presidente dell’associazione Valbelluna Bike.

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Le foreste dolomitiche dopo la tempesta Vaia: il convegno (2)Le foreste dolomitiche dopo la tempesta Vaia: il convegno (2)



Ecco il podcast di Voci dalle Dolomiti andata in onda martedì 26 marzo a Radio Cooperativa. Il nucleo del programma è la seconda e ultima parte (qui la prima) delle registrazioni di interventi svolti al convegno “La tempesta Vaia. Disastro o opportunità per le foreste del Nord-Est?”, organizzato a Belluno dalla fondazione Giovanni Angelini – Centro studi sulla montagna, che – come gli altri promotori – merita un caloroso ringraziamento per questa importante iniziativa. Fra gli altri organizzatori figurano il Comune di Belluno; il Dipartimento territorio e sistemi agroforestali (Tesaf) dell’Università degli studi di Padova; la fondazione Teatri delle Dolomiti e la Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale.

“Il convegno dell’8 febbraio scorso – spiega la fondazione bellunese nel suo sito Web – è stata una vera occasione di confronto sulla tempesta Vaia, oltre che sul futuro incerto dei boschi e dell’economia forestale italiana.

Oltre a fare il punto sulle stime dei danni provocati da VAIA, con riflessioni su paesaggio e valori naturalistici dopo la tempesta e considerazioni sui sistemi di utilizzazione del legname danneggiato, si è parlato di pianificazione forestale e analisi dei rischi, di strategie di conservazione per la trasformazione tecnologica e di sfide dei cambiamenti climatici futuri per l’adattamento delle foreste colpite, anche con il proposito che Vaia possa diventare una vera lezione per una «distruzione creativa»”.

Nelle pagine online della fondazione Angelini sono disponibili i video di tutti gli interventi svolti al convegno, che si è tenuto al teatro Comunale.

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Le foreste dolomitiche dopo la tempesta Vaia: il convegno (1)Le foreste dolomitiche dopo la tempesta Vaia: il convegno (1)



Ecco il podcast di Voci dalle Dolomiti andata in onda martedì 19 marzo a Radio Cooperativa. Sono state proposte alcune delle registrazioni di interventi svolti al convegno “La tempesta Vaia. Disastro o opportunità per le foreste del Nord-Est?”, organizzato a Belluno dalla fondazione Giovanni Angelini – Centro studi sulla montagna, che – come gli altri promotori – merita un caloroso ringraziamento per questa importante iniziativa. Fra gli altri organizzatori figurano il Comune di Belluno; il Dipartimento territorio e sistemi agroforestali (Tesaf) dell’Università degli studi di Padova; la fondazione Teatri delle Dolomiti e la Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale.

Questa è la prima parte degli interventi, la seconda è stata trasmessa la settimana dopo ed è disponibile qui.

“Il convegno dell’8 febbraio scorso – spiega la fondazione bellunese nel suo sito Web – è stata una vera occasione di confronto sulla tempesta Vaia, oltre che sul futuro incerto dei boschi e dell’economia forestale italiana.

Oltre a fare il punto sulle stime dei danni provocati da VAIA, con riflessioni su paesaggio e valori naturalistici dopo la tempesta e considerazioni sui sistemi di utilizzazione del legname danneggiato, si è parlato di pianificazione forestale e analisi dei rischi, di strategie di conservazione per la trasformazione tecnologica e di sfide dei cambiamenti climatici futuri per l’adattamento delle foreste colpite, anche con il proposito che Vaia possa diventare una vera lezione per una «distruzione creativa»”.

Nelle pagine online della fondazione Angelini sono disponibili i video di tutti gli interventi svolti al convegno, che si è tenuto al teatro Comunale.

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Tempesta Vaia: recupero dei boschi e condizione della fauna selvaticaTempesta Vaia: recupero dei boschi e condizione della fauna selvatica



La condizione dei boschi e della fauna selvatica a oltre quattro mesi dalla tempesta Vaia che ha travolto le Dolomiti. È stata la pagina principale di Voci dalle Dolomiti, trasmesso il 12 marzo 2019 a Radio Cooperativa.
Nella seconda parte si parlerà della Resistenza nel Bellunese durante l’occupazione nazista e si rievocheranno in particolare alcuni episodi tragici quale l’impiccagione di dieci partigiani al Bosco delle Castagne, il 10 marzo 1945.

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Mattarella nel Bellunese: appello al presidente sull’urgenza dell’autonomia provinciale e sull’ostracismo centralista della RegioneMattarella nel Bellunese: appello al presidente sull’urgenza dell’autonomia provinciale e sull’ostracismo centralista della Regione



Oggi il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è in visita ufficiale nel Bellunese. Prima a Longarone per rendere omaggio alle quasi duemila vittime del disastro del Vajont (9 ottobre 1963), poi per fare il punto di persona sui danni e sulla ricostruzione dopo la tempesta Vaia, infine per un incontro con la comunità bellunese, al teatro Comunale del capoluogo.

Ci sarà anche l’occasione di ricordare al presidente una serie di gravi criticità socioeconomiche e i relativi correttivi istituzionali e politici richiesti dal territorio (vallate dolomitiche che si spopolano rapidamente, carenza di strumenti adeguati di governo locale, urgenza del riconoscimento a questa provincia alpina in difficoltà di uno status di autonomia provinciale a prescindere dai destini dell’autonomia richiesta dalla Regione Veneto).
Sergio Mattarella, dunque, potrà ascoltare e leggere le analisi e le proposte politiche bellunesi, malgrado la Regione Veneto abbia dimostrato anche in questa occasione il suo ben noto centralismo, con il presidente Luca Zaia che ha accentrato su di sé pure la “regia” della visita presidenziale a Belluno, dopo essersi fatto nominare nell’autunno scorso commissario straordinario per la ricostruzione dopo l’ondata di maltempo di fine ottobre 2018. Diversamente, le vicine Province autonome di Trento e Bolzano provvedono direttamente a progettare gli interventi nei rispettivi territori.

D’altra parte, l’ostracismo veneziano nei riguardi dell’autonomia bellunese è conclamato e arriva finanche a disattendere le norme che la Regione stessa si è data negli ultimi anni (nuovo Statuto e relativa legge attuativa del trasferimento di numerose competenze alla Provincia di Belluno). Da anni Venezia mena il can per l’aia per perdere tempo, spesso con un insopportabile tono paternalista nei riguardi delle comunità dolomitiche bellunesi.

L’impressione forte, in realtà, è che la Regione di pianura e di mare voglia semplicemente mantenere il controllo sulla sua “dependance” alpina e non abbia alcuna intenzione di vederla protagonista di un percorso di autonomia e magari di rinascimento. Meglio se i montanari continuano a dipendere dal potere lagunare e dalla sua demagogia, se continuano a pietire allo Zaia di turno interventi spot per salvare il salvabile.
Ma è di tutta evidenza che così non si potrà andare avanti a lungo. Se a Roma ci fosse un legislatore lungimirante prenderebbe atto dell’esigenza indifferibile di assicurare uno status istituzionale differenziato (maggiori poteri e risorse locali) ai territori difficili di montagna come quello bellunese.

Se invece si continuerà a tirare la corda, lasciando la scena allo Zaia di turno (subordinando ancora le esigenze delle terre alte a quelle delle pianure metropolitane), quella corda potrebbe anche rompersi.

Ecco, in proposito, qui di seguito, la lettera aperta con cui il movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti rivolge un appello al presidente Mattarella per ricordargli che le nostre comunità meritano finalmente risposte serie.


Illustrissimo Presidente Mattarella, 

Le scriviamo questa lettera aperta nell’impossibilità di incontrarla direttamente durante la sua visita nella nostra Provincia.
 

Sinceramente, avremmo preferito, dopo sedici anni dall’ultima visita di un Presidente della Repubblica a Belluno, che ci fosse un momento di maggiore condivisione popolare, invece di un incontro in un teatro a numero chiuso.
 

A questo proposito, Lei di certo saprà che la nostra provincia è una delle più sicure d’Italia e noi bellunesi siamo gente disciplinata e lavoratrice, abituata a sopportare con pazienza le avversità di un ambiente magnifico, ma difficile.  

Negli ultimi anni, però, abbiamo però l’impressione che lo Stato italiano abbia abusato di questa pazienza, dimenticandosi del nostro contributo, in termini di lavoro, ingegno ed anche vite umane, alla crescita del nostro Paese.  

Siamo orgogliosi che Lei venga ad onorare i nostri morti e i nostri boschi distrutti, ma ci aspettiamo un riconoscimento di quanto lo Stato, di cui Lei oggi è Capo, in questi anni non ha fatto per il Bellunese.

Le ricordiamo la proroga del commissariamento della nostra Provincia per ben tre anni, dal 2011 al 2014, senza convocare, in spregio a tutte le leggi vigenti, elezioni democratiche, ed anche l’applicazione anche alla nostra Provincia della sciagurata legge n°56/2014, che ha consegnato il nostro Ente di riferimento, a causa degli sconsiderati tagli di bilancio e della riduzione del personale, nelle mani di una Regione che ci è matrigna, piuttosto che madre. La Regione Veneto riconosce nel suo Statuto la speciale situazione di provincia interamente montana, ma non lo ha mai applicato.

Le evidenziamo il mancato ripristino, dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, degli organi elettivi e delle risorse della nostra Provincia, come richiesto anche dal rapporto del Congresso delle Autonomie locali del Consiglio d’Europa del 26 settembre e del 17 ottobre 2017. (Protocollo CG33(2017)17AMDT).

Oltre a questo, non possiamo accettare i pesanti tagli al bilancio dei nostri Comuni che sono stati privati, pur essendo tutti montani e già sottofinanziati prima della crisi, delle risorse minime per provvedere ai bisogni dei loro cittadini. 

Ci aspetteremmo, inoltre, fatti concreti, oltre alle promesse mai mantenute da decenni dalla politica regionale e nazionale, di riconoscere l’autonomia e il diritto all’autogoverno delle popolazioni alpine della Provincia di Belluno, costrette, ogni giorno, a confrontarsi con l’efficienza e la disponibilità di mezzi e competenze delle confinanti Regioni e Province a statuto speciale. 

Vorremmo fosse riconosciuta, a nome dello Stato e del Parlamento, l’inadempienza verso gli otto comuni che hanno il diritto, sulla base di referendum ai sensi dell’art. 132 comma 2° della Costituzione, di passare ad una confinante Provincia a statuto speciale. Anche se non siamo affatto contenti che delle nostre comunità ci abbandonino, non possiamo negare loro il diritto alla sopravvivenza.  

Si sottolinea che le scelte del Parlamento e dei Governi della Repubblica  hanno privato le nostre comunità degli strumenti per contrastare l’emigrazione di migliaia di giovani e lo spopolamento delle nostre vallate, mentre continua l’indifferenza verso la nostra minoranza linguistica ladina e l’arrogante commiserazione con cui siamo sempre trattati.

Nessuno però si ricorda che meno di duecentomila bellunesi contribuiscono alla ricchezza di questa nazione con un P.I.L. di 5 miliardi e 700 milioni di Euro e con un residuo fiscale di quasi un miliardo. Ogni giorno, noi vediamo i nostri confinanti Trentini e Sud-Tirolesi andare avanti, mentre noi continuiamo a scivolare indietro.  

Le ricordiamo, inoltre, che, insieme al referendum promosso dalla Regione Veneto nel 2017, c’è stato un altro contestuale referendum, organizzato dalla Provincia di Belluno, con il quale si chiede, ai sensi dell’art.116 della Costituzione, maggiori risorse, competenze ed autonomia. È inaccettabile perdere ancora tempo di fronte alla richiesta di maggior efficienza nel governo del territorio di popolazioni che contribuiscono alla ricchezza e allo sviluppo di questo Paese. Se lo Stato riceve i nostri tributi deve lasciarci competere con le autonomie speciali ai nostri confini, in Europa e nel mondo.  

Stia pur certo, Signor Presidente, che i bellunesi continueranno ogni giorno a fare con dedizione il loro dovere, ma è ormai inaccettabile che lo Stato italiano non faccia il proprio, riconoscendo a questa terra democrazia, competenze e risorse per un efficiente autogoverno. 

Benvenuto nelle Dolomiti bellunesi, che sono un patrimonio dell’Umanità, non del Veneto. 

Belluno, 12 marzo 2019″

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