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Autonomia bellunese, attenti a Venezia che rema contro. Il Bard: subito il ripristino delle elezioni per la ProvinciaAutonomia bellunese, attenti a Venezia che rema contro. Il Bard: subito il ripristino delle elezioni per la Provincia

Passo Valles, provincia di Belluno


La questione dell’autonomia della Provincia di Belluno si trascina da decenni, in un crescendo di impegno popolare che è passato anche attraverso numerosi referendum. Consultazioni che hanno riguardato la richiesta di molti comuni di trasferimento territoriale verso le vicine Province a statuto speciale di Trento o di Bolzano, nonché verso il Friuli autonomo (il caso di Sappada, unico referendum cui Roma ha dato seguito completando l’iter con il passaggio del paese alla provincia di Udine).
Ma i bellunesi sono stati chiamati a votare, nell’ottobre 2017, anche sul progetto di una propria autonomia provinciale e il voto ha registrato un’adesione pressoché generalizzata al disegno di autogoverno dolomitico.
Ai bellunesi, invece, qualche anno prima, la Corte di Cassazione aveva negato la possibilità di esprimersi sull’ipotesi di avviare un processo per trasferire la provincia dalla regione del Veneto al Trentino Alto Adige, come terzo polo autonomo di un ambito istituzionale interamente alpino.

Mentre a Belluno in molti si impegnavano alla ricerca di una strada percorribile per arrivare a un assetto istituzionale stabile e autonomo per questa terra di montagna a rischio spopolamento, a Roma e a Venezia si remava contro: con la legge, i fatti, i provvedimenti amministrativi, le disposizioni finanziarie.
Ciò che rimane, a oggi, sono le parole.
A volte nemmeno quelle, come quando il presidente leghista del Veneto, Luca Zaia, afferma – incurante di valicare i confini dell’arroganza istituzionale – che l’autonomia bellunese non può stare in piedi da sola ma ha bisogno della Regione che lui governo.
A questo ennesimo atto di alterigia dogale ha risposto per le rime il sociologo Bellunese Diego Cason, esponente del movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti (Bard) in questo video che riassume bene le ragioni delle comunità dolomitiche e mette a nudo l’ostracismo sostanziale e perdurante di Venezia e di Roma:

C’è un fastidioso odore di malcelato spirito neocoloniale negli atteggiamenti supponenti e gerarchici delle autorità regionali nei riguardi delle nostre comunità, utilizzate come riserva idrica, cartolina pubblicitaria, parco giochi, passerella mediatica o vetrina internazionale per lo splendore lagunare (vedi le Olimpiadi a Cortina/Milano, incomprensibile sodalizio alpino-metropolitano presentato con ostentata vanagloria, come se quel territorio dolomitico fosse veneziano più che bellunese, senza peraltro ricordare che l’Ampezzano ha votato da tempo per passare al Sudtirolo).

C’è un fastidioso odore di malcelato spirito neocoloniale nelle reiterate scuse accampate da Venezia per non dare corso a quella forma di autonomia che, per quanto ridotta e denominata un po’ penosamente “specificità”, è pur prevista formalmente da anni, sia dal nuovo Statuto regionale sia dalle successive norme applicative.

C’è un fastidioso odore di malcelato spirito neocoloniale quando di fronte a una calamità come l’ondata di maltempo che ha devastato il Bellunese alla fine di ottobre, il governo veneziano accentra su di sé la regia della ricostruzione anziché cogliere l’occasione per dimostrare nei fatti l’empatia verso il bisogno di autonomia di queste vallate.

Insomma, è il momento di farla finita con le meline, con il ricorso alle scuse più fantasiose, ai rimpalli di responsabilità fra Venezia e Roma, alle esibizioni in stile maiestatico di personaggi ancorati probabilmente a vecchie visioni nazionalistiche più che a moderni progetti federalisti.

In qualche modo la stessa rivendicazione autonomistica del Veneto si può inserire in un’ottica ancora ispirata da pulsioni micronazionali, verticistiche, piramidali. Venezia sovrana, depositaria del potere che – forse, un giorno, chissà – potrebbe in qualche misura delegare alla Provincia di Belluno. Però i bellunesi dovrebbero prima dimostrare di meritarsela, di esserne capaci, di saper “camminare con le proprie gambe”, per riprendere le graziose espressioni utilizzate dal presidente veneto. Secondo il quale v’è una certezza: quei tempi non sono maturi, i bellunesi devono attendere ancora.

Anzi, osiamo immaginare che quei tempi si riveleranno assai lontani.
Abbiamo ragione di presumere che pure le future politiche, anche di un Veneto “autonomo” darebbero solo marginalmente risposta alle esigenze delle comunità alpine bellunesi. Ciò, perché quanto più si manterrà distante il giorno della “maturità bellunese”, tanto più Venezia potrà continuare a esercitare con dissimulato spirito neocoloniale il suo controllo sul territorio dolomitico.

Per quanto sia augurabile, sarà assai difficile poter assistere a un’inversione di rotta dopo decenni di relazioni istituzionali e politiche improntate alla subalternità del Bellunese alle politiche decise da Venezia (e Roma) e pensate per contesti metropolitani o di pianura, non certo per la montagna.
Dunque, ben venga la rinnovata richiesta di ripristino dell’elettività del consiglio e del presidente della Provincia, rilanciata ora dal Bard.

Sarebbe già un primo passetto la restituzione ai cittadini un ente provinciale che torni almeno ad avere le prerogative antecedenti alla sciagurata riforma pensata dal ministro Delrio durante il governo Renzi.
Le Province sono un importante snodo della democrazia non è un caso se la loro esistenza (volgarmente maltrattata da recenti governi e legislatori) è sancita dalla Costituzione della Repubblica.

Le Provincia – se correttamente animate – ravvivano la rappresentanza dei cittadini, in un’epoca di crisi del rapporto eletti/elettori, e forti del loro radicamento rappresentano uno strumento essenziale per coordinare politiche coerenti di area vasta, cioè per unire e rafforzare i territori omogenei che cercano soluzioni per affrontare le sfide del presente e del futuro prossimo.
Aver devastato questo ente è stata una follia.
Ora poter ripartire a Belluno da questa rinnovata certezza istituzionale sarebbe fondamentale. Ma con la consapevolezza che una Provincia forte e aperta verso i vicini, specie i territori alpini limitrofi, dovrebbe poi affrontare con determinazione il nodo del rapporto con la Regione Veneto. Che ci fa un territorio alpino impropriamente inserito in una Regione di pianura e di mare attraversata da logiche fortemente metropolitane? Quale speranza di autonomia possono avere le nostre comunità alpine, con i loro 200 mila abitanti in una Regione che ne conta cinque milioni e che – federalista a parole – continua nella prassi a svelare pulsioni microcentraliste?

Un esercizio di ottimismo in questa cornice sarebbe mal riposto.
Sembra ineludibile, piuttosto, riaprire quel cassetto che otto anni fa fu chiuso, non senza polemiche, dalla Cassazione: là dentro giacciono le 19 mila firme e la delibera quasi unanime del consiglio provinciale di allora, per poter chiamare i cittadini a esprimere il loro parere sull’ipotesi di avviare un processo che trasferisca la provincia di Belluno in Trentino Alto Adige.
Ricominciare a parlarne è opportuno e necessario per mettere a fuoco le cause, le origini di molte criticità che affliggono il territorio e per ragionare sulle vie di uscita migliori, a cominciare dal disegno di una governance, di una democrazia provinciale, di quella federazione delle comunità dolomitiche bellunesi che può trovare in un assetto autonomista l’incubatore e il catalizzatore delle buone idee per salvare le nostre vallate oggi in serio pericolo.

Con gli amici trentini e sudtirolesi si potrebbe riflettere insieme e mettere a fuoco via via il percorso di un simile progetto.
Se invece in Trentino Alto Adige continuerà a prevalere l’ostracismo istituzionale verso l’idea di una Regione Dolomiti (che peraltro piace invece a molti cittadini di tutte e tre le province), Belluno dovrà imboccare una strada diversa, capace com’è, in ogni caso, di stare in piedi sulle proprie gambe, contando sulla straordinaria vivacità delle collettività locali.

Si tratterà, a quel punto, di elaborare un percorso di affrancamento dalla subalternità al Veneto, di trovare una via di uscita verso un forte autogoverno che dovrà essere riconosciuto dal legislatore nazionale.
Sarà in ogni caso Roma, non Venezia, a dover finalmente riconoscere il diritto della comunità alpine non ancora autonome a dotarsi di uno status istituzionale differenziato.
Regione Dolomiti o Regione Bellunese che sia, è giunto il momento di mettere le carte in tavola e di spingere con maggior forza ognuno a assumersi le proprie responsabilità politiche.
Sapendo che ne va del destino di intere comunità di montagna, oggi in grave sofferenza.

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A proposito di ripristino dell’elettività della Provincia di Belluno (e delle altre interamente montane), ecco il comunicato diffuso pochi giorni fa dal Bard.

«Il ripristino dell’elettività per le province montane, del quale i rappresentanti leghisti veneti e lombardi hanno discusso nei giorni scorsi a Sondrio, sarebbe un grande risultato per Belluno: è quello che il nostro movimento chiede da anni, con il commissariamento prima e con la legge Delrio poi»: il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti guarda con interesse alle dichiarazioni dell’assessore regionale Gianpaolo Bottacin, protagonista di un confronto proprio Sondrio sul ritorno delle province montane a ente elettivo con i deputati e colleghi di partito Angela Colmellere e Massimo Sertori (ex Presidente della Provincia di Sondrio) e con Elio Moretti, attuale Presidente della provincia lombarda.

«Il BARD è nato formalmente proprio 7 anni fa, il 12 gennaio 2012, e nello statuto al primo punto delle sue finalità ha messo il mantenimento “di un Ente, unitario, democraticamente eletto, in rappresentanza paritaria ed equa, delle comunità vallive bellunesi”. – ricordano dal direttivo – Era iniziato da pochi mesi il commissariamento dell’ente, e il giorno precedente la Regione Veneto aveva approvato il suo statuto, contenente la specificità della Provincia di Belluno: abbiamo sempre reputato fondamentale la rappresentanza democratica di quest’ente, anche nei periodi nei quali tutte le diverse forze politiche spingevano per la chiusura delle province».

«Abbiamo lottato in tutti i modi per ottenere il ripristino dell’elettività, anche sbagliando dando fiducia a chi ha poi dimostrato di non meritarla, come nel caso dell’accordo alle regionali 2015, quando noi mantenemmo gli accordi, a differenza di altri; – sottolineano dal Bard – lo abbiamo fatto in occasione del referendum costituzionale, che avrebbe definitivamente affossato questa speranza, e anche alle ultime elezioni politiche, quando la maggioranza dei candidati bellunesi ha sottoscritto la nostra richiesta di abrogazione della legge Delrio».

«Il ripristino dell’elettività – concludono dal movimento – sarebbe un primo passo verso una vera autonomia, ed il risarcimento dei gravi danni causati alla nostra terra dalle sciagurate politiche centraliste degli ultimi anni che hanno portato, secondo uno studio elaborato dalla CGIA di Mestre, ad effettuare tagli di risorse maggiori nel Bellunese rispetto al resto del paese. Ora aspettiamo dati e fatti concreti a favore di elettività ed autonomia: siamo il fanalino di coda per crescita economica, demografica e servizi rispetto alle confinanti terre alpine del Trentino, del Sud Tirolo e del Tirolo. Ogni passo concreto verso il ripristino della dignità della nostra terra avrà il nostro sostegno».

BARD – Movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti



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Provincia, Costituzione, autonomia: prospettive bellunesiProvincia, Costituzione, autonomia: prospettive bellunesi



Si è parlato di nuovo della rivendicazione autonomistica in provincia di Belluno, martedì scorso, 10 gennaio, a Voci dalle Dolomiti, sulle frequenze Fm di radio Cooperativa. Ecco il podcast della trasmissione, con l’intervista ad Andrea Bona, vicepresidente del movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti (Bard) e con il costituzionalista Daniele Trabucco.

Bona esamina sia la prospettiva del referendum veneto sull’autonomia regionale («da sostenere ma non è quella la soluzione per il Bellunese») sia la necessità di ritrovare un canale di collaboraziones erie con Trento e Bolzano, dopo il brusco raffreddamento dovuto alla decisione della classe politica di maggioranza nelle due Province autonome di sostenere senza riserve la riforma costituzionale del governo Renzi, malgrado l’impronta centralista ai danni di Regioni e Province, solo perché non toccava gli Statuti speciali.

La prospettiva ideale, secondo il Bard, per dare un assetto istituzionale capace di affrontare la crisi dela provincia alpina bellunese è una forma forte di autonomia, possibilmente nel contesto di una nuova Regione dolomitica con Trento e Bolzano.

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Autonomia e Provincia a Belluno dopo il referendum costituzionale: parla il giurista Daniele TrabuccoAutonomia e Provincia a Belluno dopo il referendum costituzionale: parla il giurista Daniele Trabucco



Ecco il podcast di Voci dalle Dolomiti andato in onda il 13 dicembre a Radio Cooperativa: il costituzionalista Daniele Trabucco analizza in un’intervista lo scenario dopo il successo del no nel referendum costituzionale.

Si farà riferimento in particolare alla conferma delle Province e alla possibile evoluzione istituzionale per Belluno, che continua a lottare per ottenere uno status differenziato di autogoverno

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Riforma costituzionale, un altro duro colpo alla montagna bellunese. Ora basta mistificazioni. Il Bard: un no orgoglioso in difesa del territorioRiforma costituzionale, un altro duro colpo alla montagna bellunese. Ora basta mistificazioni. Il Bard: un no orgoglioso in difesa del territorio



Da un lato esponenti di primo piano del Pd che si superano e sfiorano il ridicolo affermando che la riforma costituzionale Renzi-Boschi tutela la montagna bellunese; dall’altro la maggioranza di governo delle autonomie in Trentino e in Alto Adige (Pd e Svp in testa) che si sbraccia a propagandare il sì alle modifiche costituzionali che penalizzano tutte le altre Regioni e Province (ordinarie), mentre blindano e rafforzano i soli statuti speciali, quelli che erano già privilegiati.

Lo scenario in cui tutto ciò è maturato deriva dalla fragilità dei numeri del governo Renzi al Senato: senza il supporto dei parlamentari trentini e sudtirolesi la maggioranza traballerebbe spesso e volentieri, ecco dunque che in cambio dell’assoluta fedeltà nel voto di leggi che affossano le autonomie altrui, deputati e senatori del centrosinistra trentino e bolzanino hanno ottenuto una totale immunità per i loro territori nella riforma del titolo  V della Costituzione, quella che toglie poteri alle comunità locali (fra gli altri su capitoli quali energia e grandi opere) e li trasferisce a Roma, allo Stato (a meno che i cittadini in questione non abbiano appunto la fortuna di risiedere nelle aree autonome).

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Autonomia, confronto Bard-Pd. Ma a Roma serve di più…Autonomia, confronto Bard-Pd. Ma a Roma serve di più…



Faccia a faccia, a Roma, l’8 marzo, tra le delegazioni del Pd nazionale e bellunese, da un lato, e il movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti. Sul tavolo, innanzitutto, l’intesa sottoscritta l’anno scorso prima delle regionali venete, con il Bard in campo per la candidata di centrosinistra in cambio dell’impegno del Pd di portare in Parlamento e arrivare all’approvazione in tempi rapidi di una norma che restituisca almeno l’elettività alla Provincia, persa con la contestata riforma Delrio.

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Seggio a Venezia, ricorso del BardSeggio a Venezia, ricorso del Bard



Dopo il pasticcio regionale sull’attribuzione dei seggi alle elezioni, il movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti ha presentato ricorso per contestare l’esclusione della sua candidata Alessandra Buzzo, sindaco di Santo Stefano di Cadore, presente con altri due esponenti del Bard nella lista Veneto Civico e risultata eletta secondo la prima attribuzione effettuata dagli uffici dell’ente veneziano. Poi, però, anche in seguito ad alcuni ricorsi, fra i quali quello dell’ex consigliere Pd bellunese Sergio Reolon, i giudici hanno modificato le assegnazioni di una serie di seggi e Alessandra Buzzo è stata esclusa, a vantaggio dapprima di uno e successivamente di un altro candidato (il risultato è che allo stato attuale a rappresentare Belluno, che conta appena due consiglieri su 50, sono soltanto esponenti della Lega Nord la quale peraltro in provincia di Belluno ha racimolato, compresa la lista Zaia, solo il 34% dei voti).

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, in proposito, il comunicato del movimento Bard.

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