Agricoltura intensiva e rischi per ambiente e salute: le scomode verità del docufilm “Pesticidi siamo alla frutta”

L’oncologa Patrizia Gentilini, il pediatra Leonardo Pinelli, la nutrizionista Renata Alleva: sono alcune delle voci autorevoli che descrivono l’inquietante riflesso sanitario del modello agricolo dominante, quello intensivo nel quale si fa un uso massiccio di pesticidi.

A Trento, nella sala grande del cinema Astra gremita di pubblico, lo scorso 17 aprile è andata in scena la première del docufilm “Pesticidi, siamo alla frutta” (sottotitolo “Biancaneve non è sola”) di Andrea Tomasi, giornalista dell’Adige, col quale ha collaborato per la parte tecnica l’amico e collega Leonardo Fabbri.

«Siamo stati avvelenati a norma di legge. Il veleno è dentro di noi», dice Gentilini.

Parole che danno l’idea del quadro clinico italiano (e non solo), parole che evocano un dramma ormai noto e percepito dai cittadini, parole che sollecitano l’azione del decisore pubblico, del tecnocrate, di noi tutti.

Il film con un ritmo sostenuto, racconta che cosa ci stiamo respirando, mangiando, bevendo.

I pesticidi pervadono l’ambiente, si rilevano un po’ dappertutto, anche in quota, anche nei ghiacciai, come ricordano nel documentario il meteorologo Luca Mercalli e il glaciologo Paolo Gabrielli. 

Andrea Tomasi ha già analizzato in altre opere la questione degli effetti dell’inquinamento sulla salute e sull’ambiente: prima nel libro «La farfalla avvelenata» (scritto con il collega Jacopo Valenti) e poi nel documentario «Veleni in paradiso», incentrato sulla situazione in Trentino fra discariche abusive e impianti metallurgici.

In questo nuovo lavoro compaiono anche Velia Lalli (volto noto di Comedy Central-Sky e Sbandati- Rai Due) e il noto attore di teatro civile Marco Paolini.

Sullo sfondo, i dati ufficiali dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che tolgono la terra sotto i piedi all’industria dell’agricoltura intensiv,a fondata su chimica e monocoltura. Dati che inducono a battersi per promuovere i modelli alternativi, un’agricoltura sana al post del “business as usual”.

Eloquente il sottotitolo del film, «Biancaneve non è sola», a evocare la mela avvelenata. «Come lei – si legge sulla pagina Facebook di “Pesticidi, siamo alla frutta” – anche noi dobbiamo fare i conti con il veleno. Ma questa volta non ci sono principi azzurri che ci vengono a salvare, noi dobbiamo sbrigarcela da soli. In giro si vedono re, regine e streghe cattive. Poi ci sono nani, tantissimi nani».

I nani, chiaramente, sarebbero quei politici e quegli imprenditori che sottovalutano gli effetti dell’uso ed abuso di certe sostanze nell’agricoltura intensiva.

«Non diciamo – prosegue Tomasi – che i contadini sono sporchi, brutti e cattivi, ma non facciamo sconti. Facciamo parlare i numeri, i testimoni, gli esperti. Si tratta di tutto il Paese. Cosa ci respiriamo e mangiamo tutti i giorni? Il problema riguarda i nostri figli, da Bolzano a Taranto (ma ovviamente il problema non è solo nazionale)».

Nel documentario, autoprodotto grazie al lavoro volontario di molti amici, c’è anche un’intervista a un contadino che spiega che le norme di sicurezza posoano essere facilmente aggirate.
Si parla delle analisi fatte dai Medici per l’ambiente su alcune donne in gravidanza di Roma città. Nel 100% del campione si sono trovati pesticidi. E poi si parla degli studi realizzati, sempre da Isde, in Val di Non in materia di danni al Dna. Il pensiero va ai più piccoli: «I bambini italiani – racconta il pediatra Pinelli – vedono un aumento delle patologie tumorali. Molto dipende dall’inquinamento dell’ambiente. Il ruolo dei pesticidi è importante e i bambini sono molto più a rischio degli adulti».

Patrizia Gentilini menziona pure i moltissimi studi pubblicati all’estero sugli effetti dannosi dei pesticidi: «Sono sostanze presenti nel sangue di donne gravide. Parliamo di metalli pesanti, ritardanti di fiamma, conservanti, coloranti e appunto pesticidi: sostanze che passano dalla madre al bambino nel momento della formazione del feto. Ci sono malattie metaboliche e neurodegenerative. Gli interferenti endocrini esplicano effetti negativi attraverso la catena germinale».

Ma in Italia (e spesso anche all’estero) c’è carenza di indagini epidemiologiche a cura dell’ente pubblico, così a commissionare analisi di laboratorio sono comitati di cittadini o organizzazioni come Medici per l’ambiente. Le autorità sanitarie e politiche pubbliche molto frequentemente non rispondono con la dovuta attenzione a una problematica enorme, a una vera emergenza.

Il docufilm presenta anche i dati Ail sulle incidenze tumorali, con le indicazioni delle aree geografiche più colpite. Aree dove capita di trovare tracce rimarchevoli di pesticidi anche nelle urine bambini.

La nutrizionista Renata Alleva nei mesi scorsi ha contribuito anche alla promozione della campagna la campagna #ipesticididentrodinoi. Qui c’è anche un video che mostra il grado di contaminazione della famiglia D. – romana, con abitudini alimentari nella media – rispetto ad alcuni tra i pesticidi ed erbicidi più utilizzati in agricoltura: glifosato, clorpirifos e piretroidi.

“La campagna – spiega Alleva nel suo blog – è parte del progetto “Cambia La Terra”, nato per sostenere una agricoltura biologica e combattere l’uso dei pesticidi,  che vede insieme Federbio con Isde- Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu e WWF e coordinato da un comitato dei garanti di cui fanno parte – oltre ai rappresentanti delle associazioni citate – singole personalità del mondo della ricerca.

L’esperimento con cui parte la campagna, ha lo scopo di far capire come la dieta può influenzare fortemente la nostra esposizione ai pesticidi”, conclude l’esperta.

Da qui il rinnovato invito a investire in agricoltura biologica, anche per prevenire malattie gravi.

Davanti a tutto ciò, torna insistentemente l’idea che un sistema istituzionale mosso da un’idea profonda di bene comune mostrerebbe una ben diversa reattività di fronte a uno scenario tragico sulla relazione fra attività umane e danni alla vita degli esseri umani e del resto della natura.

Il sistema agricolo sarebbe rapidamente trasformato. Così come i processi industriali o le scelte strutturali in materia di mobilità. Invece politica e economia assecondano largamente impianti concettuali e dispositivi pratici che generano malattia e morte.

A margine, a proposito di mobilitazioni e di primi successi significativi, ricordiamo la campagna bellunese “Liberi dai veleni”, che ha risposto all’affacciarsi anche in quest’area alpina di aziende orientate alla monocoltura della vite e della mela. La risposta popolare è stata vigorosa e ha coinvolto le amministrazioni locali, fino all’approvazione, l’anno scorso, da parte di molti Comuni, di un regolamento di polizia rurale che vieta tout-court l’impiego di pesticidi classificati come pericolosi (esiste una precisa scala di rischio riportata in etichetta) e che parallelamente indica le prassi alternative che rispettano gli esseri viventi e il territorio.

Ne parla in questa intervista a Voci dalle Dolomiti Giada Pislor portavoce di “Liberi dai veleni”.

Altri approfondimenti audio con interviste precedenti e aggiornamenti sulla campagna Liberi dai veleni sono presenti nel nostro sito Web.
In giugno a Voci dalle Dolomiti (che va in onda su Radio Cooperativa e poi viene archiviata su Bellunopop.it) proporremo anche un’intervista con Andrea Tomasi.
(La prima proiezione nel Bellunese del nuovo documentario di Andrea Tomasi si terrà il prossimo 7 giugno, il luogo sarà annunciato il prossimo mese.)

Share