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Mattarella nel Bellunese: appello al presidente sull’urgenza dell’autonomia provinciale e sull’ostracismo centralista della RegioneMattarella nel Bellunese: appello al presidente sull’urgenza dell’autonomia provinciale e sull’ostracismo centralista della Regione



Oggi il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è in visita ufficiale nel Bellunese. Prima a Longarone per rendere omaggio alle quasi duemila vittime del disastro del Vajont (9 ottobre 1963), poi per fare il punto di persona sui danni e sulla ricostruzione dopo la tempesta Vaia, infine per un incontro con la comunità bellunese, al teatro Comunale del capoluogo.

Ci sarà anche l’occasione di ricordare al presidente una serie di gravi criticità socioeconomiche e i relativi correttivi istituzionali e politici richiesti dal territorio (vallate dolomitiche che si spopolano rapidamente, carenza di strumenti adeguati di governo locale, urgenza del riconoscimento a questa provincia alpina in difficoltà di uno status di autonomia provinciale a prescindere dai destini dell’autonomia richiesta dalla Regione Veneto).
Sergio Mattarella, dunque, potrà ascoltare e leggere le analisi e le proposte politiche bellunesi, malgrado la Regione Veneto abbia dimostrato anche in questa occasione il suo ben noto centralismo, con il presidente Luca Zaia che ha accentrato su di sé pure la “regia” della visita presidenziale a Belluno, dopo essersi fatto nominare nell’autunno scorso commissario straordinario per la ricostruzione dopo l’ondata di maltempo di fine ottobre 2018. Diversamente, le vicine Province autonome di Trento e Bolzano provvedono direttamente a progettare gli interventi nei rispettivi territori.

D’altra parte, l’ostracismo veneziano nei riguardi dell’autonomia bellunese è conclamato e arriva finanche a disattendere le norme che la Regione stessa si è data negli ultimi anni (nuovo Statuto e relativa legge attuativa del trasferimento di numerose competenze alla Provincia di Belluno). Da anni Venezia mena il can per l’aia per perdere tempo, spesso con un insopportabile tono paternalista nei riguardi delle comunità dolomitiche bellunesi.

L’impressione forte, in realtà, è che la Regione di pianura e di mare voglia semplicemente mantenere il controllo sulla sua “dependance” alpina e non abbia alcuna intenzione di vederla protagonista di un percorso di autonomia e magari di rinascimento. Meglio se i montanari continuano a dipendere dal potere lagunare e dalla sua demagogia, se continuano a pietire allo Zaia di turno interventi spot per salvare il salvabile.
Ma è di tutta evidenza che così non si potrà andare avanti a lungo. Se a Roma ci fosse un legislatore lungimirante prenderebbe atto dell’esigenza indifferibile di assicurare uno status istituzionale differenziato (maggiori poteri e risorse locali) ai territori difficili di montagna come quello bellunese.

Se invece si continuerà a tirare la corda, lasciando la scena allo Zaia di turno (subordinando ancora le esigenze delle terre alte a quelle delle pianure metropolitane), quella corda potrebbe anche rompersi.

Ecco, in proposito, qui di seguito, la lettera aperta con cui il movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti rivolge un appello al presidente Mattarella per ricordargli che le nostre comunità meritano finalmente risposte serie.


Illustrissimo Presidente Mattarella, 

Le scriviamo questa lettera aperta nell’impossibilità di incontrarla direttamente durante la sua visita nella nostra Provincia.
 

Sinceramente, avremmo preferito, dopo sedici anni dall’ultima visita di un Presidente della Repubblica a Belluno, che ci fosse un momento di maggiore condivisione popolare, invece di un incontro in un teatro a numero chiuso.
 

A questo proposito, Lei di certo saprà che la nostra provincia è una delle più sicure d’Italia e noi bellunesi siamo gente disciplinata e lavoratrice, abituata a sopportare con pazienza le avversità di un ambiente magnifico, ma difficile.  

Negli ultimi anni, però, abbiamo però l’impressione che lo Stato italiano abbia abusato di questa pazienza, dimenticandosi del nostro contributo, in termini di lavoro, ingegno ed anche vite umane, alla crescita del nostro Paese.  

Siamo orgogliosi che Lei venga ad onorare i nostri morti e i nostri boschi distrutti, ma ci aspettiamo un riconoscimento di quanto lo Stato, di cui Lei oggi è Capo, in questi anni non ha fatto per il Bellunese.

Le ricordiamo la proroga del commissariamento della nostra Provincia per ben tre anni, dal 2011 al 2014, senza convocare, in spregio a tutte le leggi vigenti, elezioni democratiche, ed anche l’applicazione anche alla nostra Provincia della sciagurata legge n°56/2014, che ha consegnato il nostro Ente di riferimento, a causa degli sconsiderati tagli di bilancio e della riduzione del personale, nelle mani di una Regione che ci è matrigna, piuttosto che madre. La Regione Veneto riconosce nel suo Statuto la speciale situazione di provincia interamente montana, ma non lo ha mai applicato.

Le evidenziamo il mancato ripristino, dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, degli organi elettivi e delle risorse della nostra Provincia, come richiesto anche dal rapporto del Congresso delle Autonomie locali del Consiglio d’Europa del 26 settembre e del 17 ottobre 2017. (Protocollo CG33(2017)17AMDT).

Oltre a questo, non possiamo accettare i pesanti tagli al bilancio dei nostri Comuni che sono stati privati, pur essendo tutti montani e già sottofinanziati prima della crisi, delle risorse minime per provvedere ai bisogni dei loro cittadini. 

Ci aspetteremmo, inoltre, fatti concreti, oltre alle promesse mai mantenute da decenni dalla politica regionale e nazionale, di riconoscere l’autonomia e il diritto all’autogoverno delle popolazioni alpine della Provincia di Belluno, costrette, ogni giorno, a confrontarsi con l’efficienza e la disponibilità di mezzi e competenze delle confinanti Regioni e Province a statuto speciale. 

Vorremmo fosse riconosciuta, a nome dello Stato e del Parlamento, l’inadempienza verso gli otto comuni che hanno il diritto, sulla base di referendum ai sensi dell’art. 132 comma 2° della Costituzione, di passare ad una confinante Provincia a statuto speciale. Anche se non siamo affatto contenti che delle nostre comunità ci abbandonino, non possiamo negare loro il diritto alla sopravvivenza.  

Si sottolinea che le scelte del Parlamento e dei Governi della Repubblica  hanno privato le nostre comunità degli strumenti per contrastare l’emigrazione di migliaia di giovani e lo spopolamento delle nostre vallate, mentre continua l’indifferenza verso la nostra minoranza linguistica ladina e l’arrogante commiserazione con cui siamo sempre trattati.

Nessuno però si ricorda che meno di duecentomila bellunesi contribuiscono alla ricchezza di questa nazione con un P.I.L. di 5 miliardi e 700 milioni di Euro e con un residuo fiscale di quasi un miliardo. Ogni giorno, noi vediamo i nostri confinanti Trentini e Sud-Tirolesi andare avanti, mentre noi continuiamo a scivolare indietro.  

Le ricordiamo, inoltre, che, insieme al referendum promosso dalla Regione Veneto nel 2017, c’è stato un altro contestuale referendum, organizzato dalla Provincia di Belluno, con il quale si chiede, ai sensi dell’art.116 della Costituzione, maggiori risorse, competenze ed autonomia. È inaccettabile perdere ancora tempo di fronte alla richiesta di maggior efficienza nel governo del territorio di popolazioni che contribuiscono alla ricchezza e allo sviluppo di questo Paese. Se lo Stato riceve i nostri tributi deve lasciarci competere con le autonomie speciali ai nostri confini, in Europa e nel mondo.  

Stia pur certo, Signor Presidente, che i bellunesi continueranno ogni giorno a fare con dedizione il loro dovere, ma è ormai inaccettabile che lo Stato italiano non faccia il proprio, riconoscendo a questa terra democrazia, competenze e risorse per un efficiente autogoverno. 

Benvenuto nelle Dolomiti bellunesi, che sono un patrimonio dell’Umanità, non del Veneto. 

Belluno, 12 marzo 2019″

Le Province, snodo della democrazia e presidio territoriale. Ma si torni all’elezione diretta. Il Bard plaude a MattarellaLe Province, snodo della democrazia e presidio territoriale. Ma si torni all’elezione diretta. Il Bard plaude a Mattarella



[riceviamo dal movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti (Bard) e volentieri pubblichiamo]
Un saluto che è un chiaro messaggio politico a sostegno delle province, del loro ruolo e dell’elettività dell’ente: così il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti legge il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’Assemblea dell’Unione delle Province di Italia, riuniti oggi a Roma.


«Le parole del Presidente Mattarella sono quelle di un uomo di Stato e di democrazia, che ha capito il vero ruolo degli enti locali e del loro rapporto con il territorio. – commentano dal movimento – È ancora più importante leggere il riferimento e l’attenzione alle condizioni delle zone interne e montane; da bellunesi, sentiamo la perfetta aderenza delle considerazioni del Presidente alla nostra realtà, e il fatto che il ruolo delle province sia fondamentale anche nei pensieri della più alta carica dello Stato ci conforta».

Diversi i passaggi del saluto del Presidente che hanno attirato l’attenzione del direttivo BARD: “L’Italia di domani, cui guarda il tema prescelto per l’Assemblea, è l’orizzonte comune al quale tendere in una prospettiva di equilibrata distribuzione di competenze e responsabilità fra i livelli di governo, secondo i principi costituzionali di autonomia, sussidiarietà e buon andamento dell’amministrazione. – si legge nella nota del Quirinale – A fronte di obiettivi di semplificazione istituzionale, di revisione della spesa e di efficientamento amministrativo, che hanno motivato gli interventi di riordino degli anni passati, permane l’esigenza di presidiare adeguatamente funzioni di delicata e impegnativa rilevanza per la vita dei territori, dall’edilizia scolastica alla viabilità, che impattano direttamente su diritti primari delle persone, quali istruzione, mobilità, sicurezza. Recenti eventi calamitosi hanno, inoltre, ricordato l’importanza che, in un’ottica di coesione sociale e territoriale, la programmazione di area vasta consenta di ridurre le condizioni di ritardo e svantaggio di zone interne e montane, la cui qualità di vita è spesso strettamente correlata proprio allo stato della viabilità secondaria, dei trasporti e dell’ambiente”.


In evidenza anche il passaggio sul possibile ripristino dell’elettività: “Nel percorso di revisione organica dell’ordinamento delle province e città metropolitane – fra gli obiettivi del tavolo istituito di recente presso la Conferenza Stato-Città – potrà essere valutata la coerenza del quadro legislativo vigente, anche riguardo all’allocazione delle funzioni e delle risorse necessarie per il loro esercizio, nonché alla legittimazione degli organi elettivi”, continua la lettera; «Le parole del Presidente ricordano quanto noi ribadiamo a livello locale da anni. – concludono dal BARD – Competenze, risorse, elettività, legittimazione democratica: questi sono i perni sui quali si fonda la forza e la dignità di un ente locale e, di riflesso, del suo territorio. Speriamo che il messaggio del Presidente della Repubblica venga recepito dalle forze politiche e si metta finalmente fine all’agonia e alla vergogna alle quali le province italiane sono state condannate negli ultimi anni».

Un primo segnale è arrivato in questo senso è arrivato dal neo-eletto Presidente nazionale dell’UPI, Michele de Pascale, Presidente della Provincia di Ravenna: «Le Province devono essere considerate un’opportunità, e Governo e Regioni devono considerare queste istituzioni quali sede naturale per le funzioni amministrative. Certo però che al decentramento delle funzioni devono corrispondere le risorse. L’emergenza finanziaria è ancora la priorità: le risorse per assicurare i servizi, per garantire la sicurezza delle scuole, per la manutenzione dei 130 mila chilometri di rete viaria. È su questo che continueremo a chiedere risposte al Governo, questa è la nostra battaglia principale. Quanto poi alle questioni istituzionali è chiaro che la legge Delrio deve essere al più presto rivista profondamente, perché ormai non è più coerente. Dalla nostra esperienza possiamo dire che il sistema di elezione di secondo grado non funziona, perché produce sui territori un conflitto di interesse tra le funzioni di Sindaco e Presidente di Provincia. Per questo se Governo e Parlamento, proporranno il ritorno all’elezione diretta, avranno il nostro sostegno», le prime parole del nuovo presidente.

Belluno autonoma Regione Dolomiti (Bard)